SANI & SPONSORIZZATI

fate come se foste in democrazia [L. Gelli]

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L’uomo che sussurrava ai cavalli

Posted by sani e sponsorizzati su ottobre 26, 2009

Cosa ne pensa delle dichiarazione dei pentiti? Lei sarebbe stato il nuovo referente della mafia nelle istituzioni?l'uomo che sussurrava ai cavalli

Certo! Una grande cazzata.Mi viene da ridere.Non dico che mi diverto, ma devo tentare di farlo passare.

Ma questa trattativa fu una cosa seria?

Non lo so,non leggo proprio i giornali.

-La mafia in quel periodo cercava di avere degli agganci con la politica ?

E a me che me ne frega?

-Eppure ci sono i pentiti che parlano di Forza Italia .

Sono cose che non c’entrano, separate.Sono cose che non esistono. A me non me ne frega niente di che cosa cercasse la mafia, certamente NOI non c’entriamo niente, né IO né NESSUN ALTRO.

-Due parole per definire Bontade?

Chi se ne frega, mai conosciuto.

-Pensa che,durante il periodo delle stragi, si sia sentita la necessità di trattare con la mafia?

Non sono un critico, lei è un professore? Queste sono domande banali, la risposta è quella che lei sa.

-Allora ci vediamo all’udienza di venerdi’ prossimo?

Vediamo, se non ho niente di piu’ interessante da fare.

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Sani e terrorizzati

Posted by sani e sponsorizzati su ottobre 20, 2009

Milano: ordigno contro una caserma. Immediata risposta del Ministero degli Interni: “Ehi, non avevamo detto a mezzogiorno?”.

L’attentatore libico avrebbe gridato: “Via dall’Afghanistan!”. Anche loro sanno che da noi le trattative con lo Stato si iniziano così.

Bilancio: due feriti e un altro pretesto per restare.

(Da Spinoza il blog del duemillennio)

Qui sotto un immagine dell’attacco terroristico . guerra_habbo

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No process

Posted by sani e sponsorizzati su novembre 19, 2008

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ATTENTI AGLI ESTREMISTI
tratto da di giovedì 31 ottobre 2002

Un pericolo mortale grava sul nostro paese, su monumenti e panorami, su fiumi e maggesi, su ricchezze naturali, artistiche e patrimoniali. Un manipolo di estremisti esagitati, i No process, da tempo sta attuando il suo disegno eversivo con fredda determinazione. Sbucati dai loro covi, cantine di logge, sedi democristiane franate, consigli di amministrazione e assoluzioni con condizionale, sono apparsi sulla scena mascherati da moderati e riformisti e hanno invaso i patrii confini facendo scempio di tutto. Attentati alla costituzione, scippi di leggi, stupro di bilanci, corruzione di giudici, collusioni mafiose, assoli di piano alla Camere, saccheggio di televisioni, spaccio di inflazione, non c’è schifezza che non abbiano commesso. Ma c’è di più: in nome del loro estremismo maggioritario, essi non accettano più nessuna legge dello stato. La loro ferrea ideologia nonprocessista sostiene che chi ottiene la muscolatura del cinquantun per cento dei voti, prende tutto. Anche ora che metà e più del paese si sta ribellando ai loro assordanti slogan e alle loro tronfie sfilate, anche ora che è evidente la loro sconfitta politica e ideale, questi attempati giovinastri usano l’arroganza del maggioritarismo estremista per non rendere conto del loro fallimento. Tremiamo a pensare che la bella Roma dei resti imperiali, il Piemonte della scomparsa civiltà agnellica, la Padania dai virili e nebbiosi panorami, il Nord-Est etilico e laborioso e la Sicilia erede della Magna Grecia siano percorse dai cortei delle auto blu e degli elicotteri rombanti di questi ultrà, ridicolmente bardati con doppiopetti blu, riporti, ciprie e siliconi. Per non parlare del loro leader, un bugiardo matricolato, un estremista nostalgico che conserva ancora in camera i poster di Ceaucescu e Amin Dada. E della sua ghenga ricattante, incalzante e avida di immunità parlamentare.
Questo paese è stanco delle loro prepotenze, del loro lusso ostentato, delle loro finanziarie sghembe, degli avvocati bercianti, delle mazurche pianistiche e dei ricatti piduisti. Ma a chi chiedere un severo provvedimento contro questi teppisti in ghingheri? Non al ministro dell’interno Pisanu, che per quarant’anni ha fatto parte della congiura comunista che ha guidato il paese, ma ultimamente ci sembra aver cambiato bandiera e busta paga. Non al benzinaio più potente del mondo, George Bush, che deve fare subito una guerra per non scomparire e tornare quello che effettivamente è, un omuncolo che nessun sopratacco berlusconiano può elevare. Non i miliardari arabi che speculano in borsa sui loro attentati, e per i quali l’Italia è una manciata di spiccioli. Non può aiutarci Vladimir Baygonovic Putin, la cui enfasi di disinfestatore ha spesso fastidiosi effetti collaterali. Non basta il coraggioso compagno Tremonti, il cui metodico sabotaggio dell’economia governativa è la prova che il suo cuore batte ancora a sinistra. Non possiamo sperare nel ministro Celebbiduro Bossi, che a mollo nella sua piscina recintata ha barattato le vecchie sparate antifasciste con una comoda vita padano-matriciana da clone di Silvio. Non Fini, in agguato aspettando che gli si aprano le porte di qualche sala operativa della polizia. Non il portinaio del Senato, Pannolone Pera, uno che ormai si delegittima addosso a ogni seduta.
Non suor Letizia Moratti dell’Opus Dei, che sogna una scuola di piersilvi e piersilvie. Non Ciampi, presidente straparlante e strafirmante. Non Casini e i Savoia. Nemmeno quei dirigenti della sinistra, il cui lodevole sforzo di dimostrarci che i No Process non sono un regime è ormai la sola speranza di questo regime. Non gli artisti e intellettuali che senza battere ciglio hanno traslocato i loro privilegi dalle Piazze del Popolo alla Casa della Libertà. Eppure si può ancora salvare il patrimonio italico, e nobili antichità quali marmi, affreschi e articoli della costituzione. Si può impedire che il raduno dei No Process diventi ventennio. Può farlo la metà degli italiani che non ha più alcuna rappresentanza né voce che non sia conquistata e faticosa. I cittadini la cui sacrosanta voce critica viene disprezzata, e che ridono, ma con molta amarezza, nel sentir parlare di legalità da parte di un regime che ha fatto di una continua, arrogante erosione della legalità il miserabile strumento della pochezza politica e dell’accumulo di potere. Un regime che militarizza l’informazione e semina paura, confezionando gas per intossicare ogni futuro e speranza.
Potrebbero fare molto i dirigenti della sinistruzia, se da oggi cominciassero a chiamare i No Process e le loro azioni col vero nome, se dessero più ascolto alla protesta operaia che ai dubbi della Confindustria, se avessero un po’ meno sospetti sulla Cgil e qualcuno di più sull’Opus Dei. E soprattutto se qualcuno la smettesse di lamentarsi dello scippo della Rai e rischiasse soldi e faccia per fare qualche nuova piccola televisione di sinistra, lanciandosi in questa impresa per dovere civico e non solo per guadagnarci. Beato e felice chi continua a credere che il pericolo per la democrazia italiana siano i no global, imparerà a sua spese che i No Process sono molto più potenti, meglio armati e malintenzionati. E’ improbabile, ma è doveroso temere che qualche cialtrone o provocatore abbia intenzione di esibirsi a Firenze, e gli organizzatori devono essere più che pronti a affrontare il problema. Ma è doverosissimo e necessario gridare che questo regime di incapaci e mentitori fa ogni giorno i danni che centomila no global non potrebbero fare in un mese.
Non siamo tra quelli che esaltano le grandi adunate, né i riflettori accesi sui grandi eventi, pensiamo che Genova o Firenze possano essere grandi occasioni e dinamo di energia politica, ma non le tappe fondamentali di una lotta che è quotidiana, lenta, diffusa. Non solo da questi grandi palcoscenici mediatici, ma da ogni piccolo teatro di resistenza la sinistra dovrebbe saper gridare, dimostrare, diffondere questa semplice verità: che i No Process non sono più maggioranza nella coscienza del paese, sono già politicamente falliti. Solo la truffa che ha sponsorizzato il maggioritario come garanzia di maggior democrazia, solo un patto disperato tra speculatori in rovina, solo la farsa della silvioinformazione italiana tiene in vita questi bugiardi. Saranno spazzati via, senza vendette e senza rimpianti, perché il nostro paese, e il mondo intero, devono affrontare prove terribili, per cui serve gente migliore. Ma se qualcuno a sinistra crede davvero che il pericolo alla democrazia italiana venga dai no global e dalla Cgil e non dai No Process e dai Blackbloc delle eterne logge segrete patrie, allora prepari subito teloni di salvataggio, salvacondotti, stampelle, inciuci e rattoppi. Ma non si chiamerà salvare la democrazia. Si chiamerà, una volta per tutte, complicità.

Stefano Benni

Il Lupo

Biografia

Stefen Lupus, laureato in zoologia delirante nel manicomio di Kikoutini (Quebec) è conosciuto, oltre che per l’invenzione di Billabong, per la costruzione della camera citrovredica (camera di trasferimento oniroreale a rete di calamaro) per portare oggetti dai sogni alla realtà e viceversa, e per aver studiato il linguaggio dei ragni che parla perfettamente anche se i ragni non ascoltano.

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